Il ponte sulla Drina (Ivo Andrić)

Il ponte stesso è l’involontario protagonista del libro, fin dalla sua costruzione nel ‘500 in una cittadina tra Bosnia e Serbia allora parte dell’inpero ottomano.
Attorno, sopra e sotto il ponte avvengono svariati episodi della vita di questa cittadina, tante piccole storie dentro una grande storia che ci accompagna fino alla prima guerra mondiale.

Bello il linguaggio mai noioso, molto bella l’opportunità di conoscere una storia a noi molto vicina, raccontata però da un diverso punto di vista, aspetto oggi particolarmente importante.

Il profeta (Kahlil Gibran)

Un libro così famoso che è difficile dirne qualcosa di originale.
E’ un elenco di brevi motti, insegnamenti, suggerimenti che il profeta da alla popolazione che lui sta per lasciare dopo tanti anni.

Parla di ogni aspetto della vita, dell’amore, della libertà, dell’amicizia, del tempo e di molto altro ancora.
Ne parla in un modo che è spesso mistico anche se non identificato in una specifica religione.

Cito uno dei tanti passaggi che mi hanno colpito, dalla pagina dell’amore
“….
Quando l’amore vi chiama, seguitelo.
Anche se la via è dura e scomoda.
E quando le sue ali vi avvolgono abbandonatevi in lui.
Anche se la spada nascosta tra le sue piume può ferirvi.
…”

E solo un passo dall pagina dei figli
“…
I vostri figli non sono vostri.
Sono i figli e le figlie del desiderio della Vita per se stessa
Vengono attraverso di voi ma non da voi
E benché siano con voi non vi appartengono
…”

E’ un libro piccolo, ma molto molto denso.

Da leggere, ma anche da tenere a portata di mano.

Giorni in Birmania (George Orwell)

c_2386

Sono appena tornato dai miei “Giorni in Birmania”, e ricordo ancora perfettamente il momento in cui una giovane donna che cercava invano di vendermi dei souvenir mi ha chiesto da dove venissi; sentendosi rispondere “Italy” ha estratto con un sorriso questo libro, in italiano!

Mi ha colto davvero di sorpresa, e l’ho comprato di getto, anche perché il libro portato per il viaggio l’avevo già finito nel volo d’andata.

Ero in Myanmar, in Birmania, davanti ad un tempio di Bagan, luogo di stupori dove la sera stessa ho scattato la foto qui sopra; eccomi a leggere un libro scritto un secolo fa da un inglese che poi diventerà un grande delle letteratura, un romanzo che racconta di un mondo coloniale che fortunatamente non c’è più, dove violenza e sopruso sono all’ordine del giorno, a volte ricercati quasi come passatempo, a volte considerati l’unica risposta possibile a qualunque problema, a volte tollerati come un male necessario.

Racconta la storia di un commerciante di legnami, personaggio complesso che ondeggia tra codardia ed eroismo, tra menefreghismo e altruismo, tra abbrutimento e desiderio di riscatto, tra desiderio d’amore e rifugio nella solitudine.

Dal punto di vista letterario lo consiglio perché fa capire cosa è stata la presenza degli europei nelle colonie, con immagini che ci arrivano direttamente da chi le ha vissute. Ho anche apprezzato particolarmente le bellissime descrizioni dei paesaggi nelle diverse ore del giorno.

In particolare per me è stato soprattutto un modo per restare sospeso nell’atmosfera birmana, nelle piccole cose che caratterizzano questa parte di mondo, siano il modo di vestire, i fiori selvatici, la vegetazione lussureggiante della foresta, i profumi del cibo speziato cucinato all’angolo della strada.

L’ho iniziato in Myanmar e terminato ieri in Italia; assieme alle foto del viaggio che sto sistemando ha contribuito a far perdurare questa sensazione birmana che ho respirato e respiro ancora, sensazione che resterà a lungo nell’aria qui attorno.

 

Il buio oltre la siepe (Harper Lee)

il_buio_oltre_la_siepe

Il libro parla attraverso la voce della piccola Scout, una bimba di nove anni figlia di un avvocato dai principi morali inossidabili di nome Atticus.
Il dualismo tra la dolce ingenuità della bimba, nei pensieri e nei dialoghi con il fratello, e l’altrettanto dolce ma ferma posizione del padre che cerca di infondere con l’educazione i suoi sani principi nei propri figli è per me uno degli aspetti più interessanti del libro.
Il tema civile su cui è basato il testo è il razzismo verso i neri negli USA degli anni venti del novecento; si tratta di vera segregazione, sociale, fisica, economica, culturale.
Uno dei passaggi che più mi è piaciuto racconta di una riunione di un comitato di beneficienza verso una tribù africana, dove appare stridente l’ottusità verso il proprio comportamento con i neri che vivono alla porta accanto.
Bellissimo, con finale quasi lirico, il capitolo sul processo ad un nero innocente difeso da Atticus.
Un libro da leggere, a qualsiasi età.
Io l’ho ascoltato nella magnifica interpretazione di Manuela Mandracchia offerta da Rai Radio3 in Alta Voce. Credo che sia stato uno degli elementi che così tanto mi hanno fatto amare questo libro. (#ManuelaMandracchia, bravissima, anzi, di più!)

Sette brevi lezioni di fisica (Carlo Rovelli )

sette_lezioni_di_fisica
E’ un libretto piccino piccino, che tratta temi grandi grandi.
Racconta con un linguaggio comprensibile storie incomprensibili per i più, me compreso.
Nonostante questo si legge con piacere.
Il libro è tutto un gioco di ipotesi che stupiscono e affascinano.
La sua lettura mi ha fatto capire quanto i grandi temi della fisica moderna siano lontani dalle percezioni di ogni giorno; paradossalmente si avvicinano più alla metafisica che ai fenomeni fisici elementari che viviamo ogni giorno, ormai così chiari e acquisiti che ci “sembrano” la Natura, la sola Natura; invece non è così. E il libro ce lo farà intuire, se non afferrare.

Casualità

Stamattina non avevo voglia di andare in bici e mi sono messo a sistemare un po’ di cose per casa, ascoltando il podcast di radioscienza che scarico e ascolto fedelmente ogni settimana.

Nella puntata del 25 gennaio intervistano David Hand, docente di Statistica; in un suo libro si parla di una storia di coincidenze incredibili.

Presto particolare attenzione perché ultimamente alcune coincidenze stanno attraversando la mia vita, e me ne accorgo nonostante il sano scettiscismo con cui vanno guardate.

In breve, ecco la storia raccontata nel libro di Hand.

Il famoso attore Anthony Hopkins fu ingaggiato nel 1971 per un film tratto dal romanzo “La ragazza di Petrovka” di George Feifer. Per studiare a fondo la sua parte, cercò di comprare il libro in diversi negozi di Londra, ma stranamente il romanzo risultava introvabile. Dopo vari tentativi decise di tornare a casa, prese la metropolitana e scoprì che qualcuno avevo lasciato una copia del libro che stava cercando su una panchina alla fermata della metropolitana, proprio vicino a dov’era seduto lui. Nel 1973 Hopkins si trovava a Vienna per iniziare le riprese del film; incontrò Feifer che gli disse che aveva prestato l’ultima copia del suo libro ad un suo amico londinese e che in seguito era andata smarrita. Ebbene, la copia che Hopkins aveva ritrovato era proprio la copia di Feifer, riconoscibile da alcuni appunti scritti dall’autore stesso all’interno del romanzo.

[Potete ascoltare qui l’intera puntata http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-338b9cd6-839c-40f2-bd54-d3621ae959c8.html# , è molto interessante)

Resto abbastanza colpito.

La mia mattinata prosegue e prosegue l’ascolto di radioscienza. Un paio d’ore più tardi sento citare una massima di Yeats sull’educazione che dice più o meno: “L’educazione non consiste nel riempire dei vasi, ma nell’accendere dei fuochi”. Vorrei fermarmi per appuntarmela con un commento, ma sono un po’ di fretta perché sto andando a pranzo da mia madre e non mi piace arrivare in ritardo. Sono in auto e prendo il telefono, cerco la frase mentre guido, la trovo, mi spedisco il link alla pagina dove è citata. Sono tranquillo perché me la potrò rileggere poi con calma.

Pochi minuti dopo entro da mia madre che mi accoglie come sempre con il sorriso.

Dopo un paio di minuti mi dice: “circa un mese fa mi è arrivato il biglietto d’auguri natalizi della mia estetista, è lì sulla credenza, lo prendi?”

Mi sembra un po’ strano, ma eseguo e le chiedo il perché. Mi dice che non lo ha buttato per farmelo leggere, la frase le piaceva. Lo prendo e mi avvicino alla lampada per riuscire a leggere meglio.

Ecco il biglietto.

IMG_4793

“No, non è possibile” ripeto alcune volte alternandolo a “pazzesco”; rileggo più volte il biglietto incredulo io stesso. Scatto questa foto per essere sicuro che non sia un’allucinazione.

Ovviamente poi racconterò l’intera storia ai commensali che condivideranno con me lo stupore per questa inquietante casualità, avvenuta proprio dopo aver ascoltato del libro di Hand che racconta della coincidenza del libro di Feifer.

A questo punto non mi resta che cercare e leggere il libro di Feifer per capire se dentro c’è scritto qualcosa su di me…. stay tuned!