Spiaggia – Argentario 26/10/2014 (Shore)

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Niente di nuovo sul fronte occidentale (Erich Maria Remarque)

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E’ un libro che parla della guerra, la Grande Guerra.

In realtà parla della piccola guerra, piccola guerra di piccoli soldati di fronte alla realtà incomprensibile attorno a loro.

Racconta della battaglia in trincea, ma in un modo molto più duro che in altri testi, descrive la violenza dell’attacco uomo a uomo, descrive i pezzi di corpi spazzati qua è la dalle esplosioni.

Racconta della vita dei prigionieri, diremmo trattati da bestie, se non fosse che nessuna bestia la potresti trattare così.

I semplici soldati si interrogano sulle ragioni della guerra, ma non le capiscono, sono lontani da chi decide la loro sorte; ma capiscono che dall’altra parte del fronte ci sono altri ragazzi come loro, e che neanche questi sapranno perché si debbono ammazzare l’un l’altro.

Terribile anche la parte sulla vita d’ospedale: medici che sperimentano le proprie capacità improvvisando operazioni inutili, tentativi di suicidio infilandosi una forchetta nel cuore, arti amputati per non perdere tempo; e la paura che ti assale, la paura di finire nella “camera dei morti”, dove devi andartene da solo, senza neanche il conforto di una parola del vicino di letto.

La vita è senza futuro, conta solo arrivare a domani. Il protagonista dice: ‘La vita ai confini della morte ha una linea straordinariamente semplice, si limita all’indispensabile’

Così riassume il viaggio di ciascuno di questi ragazzi. Destinazione: trincea, ospedale, fossa comune.

Pensa al suo ritorno a casa, e non capisce come potrà ricostruirsi una vita: ‘Il primo lavoro che abbiamo fatto è stato uccidere’. Il problema non si porrà.

 


 

E’ un libro da leggere, anche se fa male.