Che sta facendo adesso (Nazim Hikmet)

Che sta facendo adesso

adesso, in questo momento?
È a casa? Per la strada?
Al lavoro? In piedi? Sdraiata?
Forse sta alzando il braccio?
Amor mio
come appare in quel movimento
il polso bianco e rotondo!
Che sta facendo adesso
adesso, in questo momento?
Un gattino sulle ginocchia
lei lo accarezza.
O forse sta camminando
ecco il piede che avanza.
Oh i tuoi piedi che mi son cari
che mi camminano sull’anima
che illuminano i miei giorni bui!
A che pensa?
A me? o forse… chi sa
ai fagioli che non si cuociono.
O forse si domanda
perché tanti sono infelici
sulla terra.
Che sta facendo adesso
Adesso, in questo momento?

Salita al Lotschenpass (22 agosto 2014) – Ascent to the Lötschenpass

Pedaliamo da un’oretta, in una valle selvaggia ai piedi di montagne imponenti, nel gruppo del ghiacciaio dello Jungfrau.

Io e Stefano siamo ai piedi della montagna e il sentiero parte in quella direzione, non c’è dubbio.

Il passo è mille e cento metri più in alto, è parecchio, considerando che è il quarto giorno di avventura e non ci siamo certo risparmiati.

A piedi danno tre ore e mezza di cammino, ma noi dobbiamo portarci, oltre allo zaino, anche la bici.

Partiamo di buon umore, e la prima ora va via bene, un po’ si spinge, un po’ si porta in spalla. Il paesaggio è meraviglioso.

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Abbiamo superato il primo scoglio di circa 400 metri di dislivello, ma sopra arriviamo ad un tratto piano che quasi subito ci svela che il peggio lo abbiamo davanti.

C’è una parete rocciosa, verticale, apparentemente inaccessibile.

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Il sentiero poi lo scorgiamo, strettissimo, sulla parete di destra. Si parte bici in spalla, è troppo ripido per poter spingere.

Superiamo degli escursionisti, un po’ stupiti di vedere questi due strani soggetti.

Dopo tre quarti d’ora mi devo fermare per mangiare, mi mancano le forze.

Mi riprendo e poco dopo siamo sopra la parete. Ora dobbiamo superare questa distesa di ghiaccio e detriti, per fortuna un po’ di riposo.

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Scopriamo che i detriti sono uno strato leggero sopra il ghiacciaio, e dove il ghiaccio si scioglie passiamo sopra un ruscello che scorre nel ghiaccio bianco azzurro: bellissimo!

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Si sale ancora fino ad una parete dove non si capisce bene dove sia il sentiero: è scavato nella roccia, in alcuni tratti c’è una corda d’acciaio per sostenersi.

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Parto convinto, ma poco dopo la ruota sbatte sulla parete e mi sbilancia verso l’esterno. Paura. Mantengo la calma e la riassesto.

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Superiamo indenni anche questa prova e incontriamo tre turiste italiane, le prime, felici di scambiare due parole, farci i complimenti e addirittura fotografarci!

Ancora poco e ci siamo, spiana e vediamo il rifugio.

E’ fatta, sembra un miraggio!

La giornata è così bella, il paesaggio così selvaggio che decidiamo di fermarci e dormire lì; scelta perfetta, tutt’intorno montagne vicine o oltre i quattro mila metri. Saliamo ancora a piedi fino a quota tremila per godere ancora meglio del panorama.

Grande emozione. Esplode la gioia.

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E’ stata una prova di volontà, ma la soddisfazione all’arrivo a 2690 è stata un’emozione che è difficile spiegare a che non ama la fatica della montagna.

Ecco qualche inaspettato abitante di questo luogo apparentemente inospitale.

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Ed ecco i colori della sera che ci rilassano nel freddo pungente.

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Tutto questo resterà a lungo impresso nella nostra memoria, nel nostro cuore.