Fiore sotto la pioggia

Piove, sette di mattina, gli amici con cui sarei dovuto andare in montagna danno forfait. Li capisco.
Verso le dieci guardo fuori per la ventesima volta e mi decido.
Vado.
Pochi minuti d’auto e inizio a camminare, ma mi danno indicazioni sbagliate e dopo dieci minuti mi trovo su un sentiero ormai in disuso.
Con i bastoncini cerco di spostare gli arbusti per limitare la quantià d’acqua che mi rovesciano addosso al mio passaggio, ma è una lotta impari, un uomo contro centomila foglie bagnate.
Varie volte perdo la traccia, mi arrampico nel bosco fittissimo cercando un passaggio, cammino accucciato per evitare i rami più bassi.
La pioggia aumenta. Decido di non mettere il k-way, la prendo, la accetto.

Incontro un fiore, bello, spavaldamente solo in mezzo al sentiero. Tolgo dallo zaino il telefono e, cercando con il corpo di proteggerlo dall’acqua, scatto questa misera foto testimonianza.

Fiore_sotto_la_pioggia

Pochi metri ancora e la mia traccia scompare, poi la ritrovo in discesa, penso di aver sbagliato. Cammino cautamente per non scivolare sui sassi viscidi o sulla terra che sembra argillosa da quanto è gonfia d’acqua.

Dopo un lungo tratto incontro un vero sentiero e lo prendo in salita; penso di sapere dove sono, mi sento più sicuro; finalmente posso camminare speditamente senza interruzioni. Così riesco a tenermi più caldo. Sbocconcello un pezzo di colomba, un boccone ogni tornante per godermela di più. La assaporo fino in fondo.

La pioggia, il freddo attorno a me, mi fanno sentire un tutt’uno con il bosco che è vivo, splendente di riflessi; accoglie l’acqua con piacere.
Penso che proprio questa pioggia e questa terra che diventa vita sotto la pioggia sono la ragione per cui questa parte del mondo è stata così florida nella storia, per cui migliaia di anni fa gli uomini vi si sono stabiliti ed hanno proliferato.
La fortuna della nostra civiltà sta anche in questa pioggia: ripenso a quante volte ho riflettuto su questo concetto calpestando i terreni aridi di altri luoghi del mondo; quando ho visto in Marocco le bimbe scendere le pendici scoscese della valle del Draa con una lattina per raccogliere l’acqua necessaria alla vita della famiglia; quando in Uganda ho visto ai margini della savana decine di persone aspettare ore che venga aperta l’acqua depurata dalle malattie; quando attorno al Nilo ho visto persone vivere con quasi nulla coltivando un piccolo orto ai margini del deserto ed aspettare ogni anno l’esondazione del fiume per arricchire la loro terra.

Non ho proprio voglia di scappare come spesso ci siamo abituati a fare se non abbiamo l’ombrello. Ho voglia di sentire la nostra fortuna che mi piove addosso.

Cammino, sento il mio respiro che mi appanna gli occhiali, sento il contrasto fra il mio calore e la pioggia fredda che mi bagna i vestiti.

Sorrido, sono un uomo inzuppato e fortunato, felice.

Il grande Bob – Georges Simenon

Il-grande-Bob

Questo libro racconta la storia di un suicida visto con gli occhi di un amico (Charles) che non si arrende di fronte alla tragedia e cerca in tutti i modi di capirne di più.
Capire la vita e la morte, gli amori e le avventure, le manie e le abitudini che hanno portato l’amico Bob alla tragica decisione; centrale la figura della moglie Lulù, principale interlocurore di Charles.

L’ho ascoltato in formato audiolibro (Radio 3- Ad Alta Voce) letto da Paolo Graziosi; l’attore recita l’intero testo con un timbro lento e malinconico che ci aiuta ad entrare nell’atmosfera di queste vite sospese tra dolore e stupore.

Mi è piaciuto, lo consiglio.

Risalendo il fiume Nam Ou – Laos 19-11-2013 (Going up the river Nam Ou in a canoe)

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Imbrunire. Il pescatore accetta di farci risalire un tratto di Nam Ou con la sua piccola canoa;

Mette un litro di benzina nel serbatoio del motore e si parte. Il fiume non sempre è tranquillo come nella foto; infatti il pescatore affronta alcune rapide con spavalderia, mentre noi due ci scambiamo un ‘in bocca al lupo’ per esorcizzare la paura.

L’atmosfera tutto attorno sa di esotico. Vediamo qualche pescatore, qualche persona sulle sponde; le montagne tra cui il fiume si è scavato la propria strada sono coperte di vegetazione fittissima. Non si vede nessuna costruzione umana persistente, niente ferro né cemento.

Il mondo è uguale a com’era migliaia di anni fa.

Io sono felice.

 

 

 

 

 

Grazia – Laos 19-11-2013 (Grace)

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Il pescatore ci invita a seguirlo sulla riva del fiume Nam Ou; si fa sera e ci farà risalire il fiume sulla sua barchetta.

Incontriamo questa ragazza che risale dopo il bagno.

Mi colpisce la grazia con la quale si muove, risalendo la ripida parete della sponda del fiume. Sorride quando vede che siamo stranieri ed io imbraccio la macchina fotografica.

E’ stata una visione di pochi secondi, ma grazie a questa foto la magia di quel momento si ripete.

Anch’io le sorrido, anche oggi.