La vergine (Pablo Neruda)

tra le labbra e la voce - pablo neruda

Lei gli disse: Fui pietra d’oro
della città d’oro, fui legno
della verginità e fui rugiada.
Fui la più nascosta della città segreta,
fui la volpe selvatica o la lepre lampo.

Son qui più immobile del muro di metallo
sostenuta da un rampicante o amore,
innalzata, trascinata, combattuta
dall’onda che cresce dalle tue mani d’uomo.

Quando facevi il mondo mi chiamasti
a esser donna, e accorsi
con i nuovi sensi che allora mi nacquero.

Io non sapevo di aver sangue.

E fui donna dacchè mi toccasti
e mi facesti crescere come se tu mi avessi
fatta nascere, perchè da dove
se non da te uscirono le mie ciglia,
nate dai tuoi occhi, e i miei seni
dalle tue mani affamate, e il mio corpo
che per la prima volta si accese fino a bruciarmi?

E la mia voce non veniva dalla tua bocca?
Non ero io l’acqua del tuo silenzio
che s’andava riempiendo di foglie morte dal bosco?

Non ero io quel frammento di corteccia che cade
dall’alberto e che perde, condannato
a un’unità perduta, il suo aroma solitario?

Oh Rhodo, abbracciami fino a consumarmi,
sotto il fogliame dei boschi oscuri!

Il tuo amore è come un tuono sotterraneo
e più non so se abbiamo dato inizio al mondo
o se viviamo la fine del tempo.

Baciami fino al dolore e fino a farmi morire”

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